La Formazione

La Formazione

Direttamente connesso alla questione dell'eredità, è il tema della scuola in Italia. Sia Marco Zito che Alba Cappellieri, dalla posizione di docenti universitari, fanno riferimento alla riforma voluta dal ministro Gelmini qualche anno fa, che ha limitato la possibilità di avere tra i docenti a contratto anche grandi professionisti come è stato in passato, Alberto Meda o Michele De Lucchi, Aldo Cibic o Denis Santachiara. E se si sottolinea come le scuole straniere, a differenza di quelle italiane, si prendano in carico gli studenti facendo "placing", il duo Zanellato/Bortotto porta in questo senso la propria esperienza diretta: triste dirlo, ma se non avessimo studiato all'Ecal di Losanna, difficilmente alcune aziende italiane ci avrebbero chiamato a disegnare dei pezzi ?. La faccenda è seria, anche perchè mentre i progettisti stranieri tendono a provenire da una rosa ristretta di scuole dal prestigio ormai indiscusso come la Design Academy Eindhoven (Olanda), l'Ecal (Svizzera), il Royal College of Art e il Central Saint Martins (Inghilterra), i designer italiani continuano a scegliere formazioni assai varie: la facoltà di Design del Politecnico di Milano o l'Università Iuav di Venezia, gli istituti professionali Isia, le Accademie di Belle Arti, gli istituti privati milanesi come lo Ied, il Marangoni o la Scuola Politecnica di Design. Una quantità di offerta formativa che secondo molti appanna le differenze e alla fine non aiuta gli studenti ad affermarsi. Così come la quantità di designer sfornati annualmente è spropositata (afferma Giorgio Biscaro) e porta a una selezione naturale spietata ("A scuola eravamo in 58 e siamo solo in due a fare i designer", testimonia Odo Fioravanti). Infine, dice Carlo Contin, a volte più della formazione conta il mercato: ci sono aziende italiane che, furbescamente, scelgono designer dei Paesi in cui si vogliono affermare commercialmente per fare breccia.